10 errori comuni nello storytelling e come evitarli

10 errori comuni nello storytelling

INDICE

Hai mai ascoltato (o letto) una storia che ti ha catturato così tanto da non riuscire a smettere di pensarci? Beh, lo storytelling serve proprio a questo ed è uno strumento potentissimo nelle mani delle aziende. 

Anche se parliamo di storytelling da relativamente poco, l’arte di raccontare le storie esiste da sempre: fin dagli albori dell’umanità, le storie sono state utilizzate per tramandare conoscenze, valori e cultura.

Oggi, le storie sono molto utilizzate nel marketing per aiutare le aziende a connettersi emotivamente con il loro pubblico, costruire un’identità di marca forte e a distinguersi in un mercato sempre più competitivo. Attenzione, però: lo storytelling efficace non è un semplice “racconto” di prodotti o servizi. Al contrario, la tua storia deve parlare dei tuoi valori, della tua visione e del tuo “perché” più profondo.

Fare questo, ovviamente, non è semplice e richiede una strategia specifica, che ti permette di evitare gli errori comuni che possono compromettere l’impatto del tuo storytelling e allontanare il pubblico anziché avvicinarlo. Possono esserci, infatti, diversi “scivoloni” in uno storytelling di brand: ecco i 10 che ho visto fare più spesso (e come evitarli).

L’importanza dello storytelling nel marketing e nella comunicazione aziendale 

Lo storytelling è diventato uno strumento indispensabile per il marketing e la comunicazione aziendale. Sono sempre di più le aziende che, negli anni, hanno investito nel marketing narrativo per comunicare i propri valori, mission e vision in modo coinvolgente e memorabile. 

Come ti dicevo, questo approccio non serve solo a promuovere prodotti o servizi in un modo diverso dal classico adv, ma crea una connessione autentica con il pubblico, che può riconoscersi nei valori di quel brand. Una comunicazione efficace basata sullo storytelling aziendale ha la capacità di trasformare un semplice messaggio pubblicitario in un’esperienza emozionale che riesce a coinvolgere il pubblico a un livello più profondo. 

Questo avviene perché le storie ben costruite aiutano a umanizzare il brand, rendendolo più accessibile. C’è da dire, poi, che narrazione e branding vanno di pari passo: una storia ben raccontata può posizionare il brand in modo unico sul mercato, differenziandolo dalla concorrenza e rendendolo più riconoscibile (chi non conosce il significato del celebre “just do it” di Nike, raccontato negli storytelling di Nike?).

Integrare lo storytelling nelle strategie di comunicazione aziendale può darti un beneficio unico: creare contenuti che parlano direttamente al cuore e alla mente del pubblico, creando maggiore interazione e coinvolgimento.

I 10 errori da evitare nello storytelling

Per introdurre questi 10 errori, partiamo da un presupposto: il fatto che moltissime aziende facciano storytelling, non significa che lo stiano facendo nel modo migliore. Quando parlo di “modo migliore” non mi riferisco ad uno schema prestabilito a cui tutti i brand dovrebbero ispirarsi per la loro narrazione; parlo, invece, di uno storytelling che rispecchi, in tutto e per tutto, i valori, i principi e la visione di quel brand.

Le conseguenze di uno storytelling poco sincero e poco fedele al brand possono essere decisamente diverse (e controproducenti) rispetto alle tue aspettative. Vediamo insieme gli errori più comuni commessi dai brand.

#1 – Non conoscere il proprio pubblico

Il primo errore (forse, l’errore “madre” quando si parla di storytelling, ma anche di marketing in generale) è la non conoscenza del proprio pubblico. Abbiamo detto che la forza delle storie sta nella loro capacità di coinvolgere le persone e di creare legami: questo non sarebbe possibile senza conoscere quello che i tuoi potenziali clienti cercano e cosa reputano importante.

Senza questa conoscenza, il rischio è di costruire storie che non trovano eco, risultando inefficaci e, peggio, che allontanano i potenziali clienti. 

Te lo spiego con un esempio. Immagina di raccontare una storia con termini tecnici e riferimenti specifici del settore a un pubblico generale. Probabilmente, perderesti la loro attenzione dopo pochi minuti. Allo stesso modo, raccontare una storia troppo semplice a un pubblico di esperti potrebbe risultare banale e poco interessante. 

Ecco perché conoscere il tuo pubblico significa sapere chi sono, quali sono le loro esigenze, i loro desideri e le loro preoccupazioni. In altre parole, significa parlare la loro lingua e adattare la tua storia in modo che sia coinvolgente per loro e facilmente comprensibile.

Come evitare questo errore? Ecco tre consigli:

  • Fai una ricerca di mercato e un’analisi dei competitor, prima di qualunque azione di storytelling. Utilizza sondaggi, interviste e analisi dei dati per capire meglio le persone che hai davanti e che devi “convincere” con la tua storia
  • Suddividi il tuo pubblico in segmenti specifici e crea storie mirate per ciascun gruppo
  • Ascolta il feedback dei clienti (ad esempio, leggi i commenti, valuta l’engagement del pubblico, chiedi la loro opinione) per migliorare e adattare continuamente le tue storie.

#2 – Ignorare la struttura narrativa

Un altro errore comune nello storytelling aziendale è la mancanza di una storia coerente. La coerenza narrativa e la struttura della storia sono fondamentali per mantenere il lettore coinvolto e trasmettere un messaggio chiaro. 

Quando una storia manca di coerenza, può essere difficile da seguire, facendo così perdere l’interesse del pubblico e compromettendo l’efficacia del messaggio. Una storia coerente ha un flusso logico e una direzione chiara. Ogni storia deve seguire una specifica struttura narrativa: ce ne sono molte, ma queste in particolare sono quelle che considero più interessanti.

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Il viaggio dell’eroe

Questo modello prevede che il protagonista intraprenda un viaggio che lo porta a superare prove e difficoltà, tornando infine trasformato. È molto efficace per raccontare storie di crescita personale e superamento delle sfide

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La struttura in tre atti

Questo è uno dei modelli più antichi e semplici, che suddivide la storia in tre parti: introduzione, sviluppo e conclusione. È perfetto per costruire storie con un chiaro inizio, mezzo e fine

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Il modello STAR (Situation, Task, Action, Result)

Molto utilizzato nello storytelling aziendale, questo modello descrive una situazione iniziale, il compito da affrontare, le azioni intraprese e i risultati ottenuti. Viene spesso usato per case study e testimonianze di successo

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La narrazione ad anello (Christopher Booker)

Questo modello prevede che la storia inizi e finisca nello stesso punto, con il protagonista che ritorna alla situazione iniziale dopo un viaggio di trasformazione. È utile per storie che vogliono offrire uno spunto di riflessione particolare e dimostrare una crescita personale

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Il modello delle “sette trame base”

Questo modello identifica sette trame universali che si ritrovano in tutte le storie: superamento del mostro, dalla miseria alla ricchezza, il viaggio, la ricerca, la commedia, la tragedia e la rinascita. È utile per identificare il tipo di storia che si vuole raccontare e adattarla alle esigenze del brand

#3 – Trascurare l’emozione

Un altro errore che viene commesso spesso nello storytelling aziendale è trascurare l’impatto emotivo di una storia. 

Senza un coinvolgimento emotivo, una storia può essere piatta, perdendo l’opportunità di creare un legame profondo con il pubblico. Infatti, è proprio la componente emozione che rende una storia memorabile e significativa. Pensaci un attimo: perché è più facile ricordare perché è più facile ricordare una storia coinvolgente rispetto a una semplice lista di caratteristiche (anche molto interessanti) di un prodotto o di un servizio?

Il coinvolgimento emotivo si ottiene con diversi elementi narrativi come personaggi credibili, conflitti e capacità di risolvere problemi, anche apparentemente insuperabili. 

Ti riporto forse il più celebre degli esempi: Nike. Nike è famosa per le sue campagne che non vendono semplicemente scarpe, ma raccontano storie di superamento dei propri limiti, di determinazione, di eccellenza. Lo slogan “Just Do It” è accompagnato da storie potenti di atleti che sfidano i propri limiti. Ad esempio, la campagna “Dream Crazy” con Colin Kaepernick ha toccato tematiche molto profonde (anche sociali) che riescono a coinvolgere immediatamente il pubblico del brand. 

#4 – Non essere fedele ai valori del brand

Un altro errore facile da commettere nello storytelling aziendale è non essere fedele ai valori del brand. Quando le storie raccontate non riflettono i veri valori dell’azienda, si rischia di allontanare le persone (o attirare quelle sbagliate). 

La coerenza serve per costruire fiducia e credibilità: pensa a quanto sarebbe incoerente, ad esempio, costruire una storia su

Ogni brand ha un insieme di valori che lo definisce e lo differenzia dai concorrenti: questi valori devono essere riportati in tutte le comunicazioni e storie raccontate. Ecco un esempio di alcuni dei valori aziendali più condivisi e su cui potrebbe basarsi una narrazione.

esempi di valori aziendali più diffusi

#5 – Eccesso di promozione

Una storia potente è una storia che parla DEL cliente, AL cliente. Ecco perché l’eccesso di promozione e l’autoreferenzialità sono errori che possono far perdere autenticità al tuo brand storytelling.

Storytelling e persuasione hanno un legame molto profondo, ma una storia non deve trasformarsi in un messaggio pubblicitario fine a se stesso. Oggi, le persone sono sempre più attente e critiche nei confronti dei contenuti che consumano e riescono facilmente a percepire quando una storia è costruita solo per vendere qualcosa. Una narrazione efficace deve avere un equilibrio giusto tra tre componenti: informazione, emozione e valore. 

Info

Informazione

Una storia può spiegare con degli esempi cosa fa il tuo prodotto o servizio e come può essere utile, senza però trasformare la narrazione in un lungo annuncio pubblicitario. Informare il pubblico vuol dire educarlo, offrendo contenuti che rispondano alle sue domande e risolvano i suoi problemi

Sentiment_Satisfied

Emozione

 Le storie che suscitano emozioni – che siano gioia, sorpresa, tristezza o ispirazione – tendono a essere ricordate più a lungo. Le emozioni creano un legame tra il brand e il pubblico, rendendo il messaggio molto più potente

Diamond

Valore

Il valore è ciò che rende la tua storia rilevante e utile per il pubblico. In questo caso, focalizzati su come il tuo prodotto o servizio può risolvere un problema reale o migliorare la vita dei tuoi clienti

#6 – Non sfruttare il potere del visual

Gli elementi visivi sono utilissimi per arricchire la tua storia e possono cambiarne profondamente l’impatto. Costruire uno storytelling multimediale integrando elementi visivi come immagini, video, infografiche e grafici ti aiuterà a catturare l’attenzione del pubblico, ma anche a rendere la storia più memorabile e coinvolgente. 

Tieni in considerazione che i contenuti visivi sono processati dal cervello umano molto più velocemente rispetto al testo: per questo motivo, uno storytelling visivo utilizza immagini di alta qualità, video coinvolgenti e design accattivanti per interagire con i clienti.

Ci sono tre errori da evitare quando si parla di visual nello storytelling:

  • Inserire molto testo senza un supporto visivo. Presentare ai tuoi clienti lunghe pareti di testo senza alcun elemento visivo può essere noioso per chi legge e scoraggiare il proseguimento 
  • Usare immagini generiche o di bassa qualità. Utilizzare immagini di stock generiche o di bassa qualità può danneggiare la percezione del tuo brand, rendendo la narrazione meno credibile
  • Assenza di una coerenza visiva. Usare elementi visivi che non sono coerenti con il messaggio o lo stile del tuo brand può creare confusione e indebolire la tua storia.

#7 – Tralasciare la chiamata all’azione

Anche la storia più coinvolgente rischia di perdere efficacia se non guida il pubblico verso un passo successivo chiaro e ben definito. Una call to action (CTA) serve proprio a questo: la chiamata all’azione arricchisce l’esperienza del pubblico, trasformando l’emozione e l’interesse generati dalla storia in azioni concrete. 

Molto spesso si pensa che includere una CTA in una storia vanifichi il lavoro emozionale: niente di più sbagliato. La CTA serve a dare una direzione al pubblico, invitandolo a compiere un’azione specifica che può essere l’iscrizione a una newsletter, l’acquisto di un prodotto, la richiesta di ulteriori informazioni o la condivisione di un contenuto sui social media. 

Senza una CTA chiara, le persone potrebbero apprezzare la storia, ma non sapere cosa fare successivamente. In questo caso, considero importanti tre elementi:

  • Allinea la CTA con il messaggio. Assicurati che la CTA sia coerente con il messaggio della tua storia. Se stai raccontando una storia di successo di un cliente, una CTA come “Scopri come possiamo aiutarti” potrebbe essere perfetta
  • Lavora sul posizionamento della tua call to action. La CTA dovrebbe essere posizionata in modo che sia naturale per il lettore compiere l’azione proposta. Solitamente, alla fine della storia è il punto migliore, ma può essere efficace anche nel mezzo se ben contestualizzata
  • Usa elementi visivi. Rafforza la tua CTA con pulsanti ben visibili e design accattivanti. Un pulsante colorato o un link evidenziato possono attirare l’attenzione e rendere la CTA più cliccabile

#8 – Storia troppo complicata

Per anni, le aziende hanno cercato di rendere più “alta” la loro comunicazione, spesso complicando messaggi semplici. La funzione di questo approccio era quello di essere percepiti come più di valore rispetto a brand che comunicavano in modo più essenziale. Lo stesso principio è stato portato nella scrittura creativa e nelle tecniche di scrittura per lo storytelling.

La realtà, però, è un’altra: le storie complesse, con troppi dettagli o trame intricate, raggiungono in genere un solo obiettivo, ovvero confondere e allontanare il pubblico, riducendo l’efficacia del messaggio. 

Una storia deve essere comprensibile e accessibile, in modo che il pubblico possa seguirla facilmente e trarre il massimo beneficio. Ma perché le cose complesse funzionano meno? Semplice: le persone hanno una soglia di attenzione veramente limitata. Abbiamo pochissimi secondi per catturare (o perdere per sempre) l’attenzione di un cliente: una storia semplice e diretta, con un chiaro inizio, sviluppo e conclusione, è molto più efficace nel catturare e mantenere l’attenzione del pubblico.

#9 – Non aggiornare le storie

Le aziende possono cambiare nel tempo. Cambiano, ad esempio, i servizi offerti, i prodotti, la visione, il metodo di lavoro. Per questo motivo, narrazione e branding devono andare di pari passo: lo storytelling aziendale deve riflettere i cambiamenti nel mercato, nelle strategie aziendali e nelle aspettative dei clienti. 

Utilizzare storie che non rispecchiano più la visione e l’identità aziendale rischia di danneggiare la percezione del brand agli occhi del cliente o darne una visione parziale o distorta. Ogni volta che progetti (o riproponi) una storia, chiediti sempre:

La storia riflette i valori attuali dell’azienda?

È coerente con le ultime innovazioni o cambiamenti portati in azienda?

Risponde alle nuove esigenze o aspettative dei clienti?

Spesso, il customer feedback può essere un modo per capire se il tuo approccio è ancora attuale o se ha bisogno di essere rivisto. Chiedi pure ai tuoi clienti cosa pensano del tuo storytelling aziendale e cosa puoi fare per migliorare (ma di questo, ti parlerò nel prossimo punto!).

#10 – Ignorare il feedback

Infine, ma non per importanza, un altro errore comune nello storytelling aziendale è ignorare il feedback del pubblico. Il feedback del pubblico ti dà tantissime informazioni su cosa funziona e cosa non funziona nelle tue storie, così da adattare il tuo approccio per soddisfare meglio le esigenze del tuo pubblico. Ci sono diversi modi per raccogliere le opinioni dei tuoi clienti:

  • Sondaggi e questionari. Invia sondaggi ai tuoi clienti per raccogliere le loro opinioni sui tuoi contenuti e storie
  • Monitoraggio dei social media. Guarda le conversazioni sui social media per vedere cosa dicono i clienti delle tue storie e usa queste informazioni per migliorare
  • Analisi dei dati. Analizza le metriche di performance dei tuoi contenuti per capire quali storie sono state più efficaci e perché

Conclusione

Come abbiamo visto, lo storytelling è un potente strumento di marketing che può trasformare il modo in cui il tuo brand comunica con il pubblico. 

Se vuoi sfruttarlo al meglio, evita questi errori e lavora per creare un legame duraturo con il tuo pubblico, rafforzare l’identità del tuo brand e guidare le azioni dei tuoi clienti. Con un approccio consapevole e strategico allo storytelling, puoi elevare la tua comunicazione aziendale, migliorare l’engagement del pubblico e posizionare il tuo brand in modo unico sul mercato.

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AUTORE

Erica Gatti

ROMI Manager e Digital Strategist

Marketing Manager, da cinque anni sviluppo analisi e strategie di crescita per le aziende di servizi, aiutandole a comunicare il loro valore.

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