Dall’alba dei tempi gli esseri viventi si evolvono per adattarsi e sopravvivere all’ambiente in cui vivono, soprattutto di fronte a notevoli cambiamenti. Anche l’uomo, in quanto animale, ha dovuto sottostare a questa logica, ma oggi l’evoluzione umana non tiene conto di fattori esclusivamente biologici, ma anche culturali e tecnologici. In quest’ambito ampio ed estremamente complesso si inserisce la Disruption Tecnologica, un fenomeno che ha cambiato rapidamente i mercati e il business e che può essere abbracciata per favorire il successo di un’azienda.
Cos’è la Disruption Tecnologica?
La Disruption Tecnologica può essere adattata a ogni tipo di azienda, caratterizzata da modelli di business diversi e da fatturati di varia entità, ma in genere questo fenomeno si riscontra più frequentemente nelle realtà emergenti, poiché sono soprattutto loro ad abbracciare questa forma di innovazione aziendale, riuscendo così a ritagliarsi uno spazio nel mercato e a conquistare una buona base clienti.
Queste realtà, inoltre, possono sfruttare le tecnologie disruptive con flessibilità e apertura, per espandersi sempre di più nel mercato e togliere addirittura clienti ai competitor più grandi.
A livello di definizioni, non è insolito incontrare la disruptive technology assieme al termine disruptive innovation, che – a prima vista – potrebbe apparire come un suo sinonimo. È tuttavia importante specificare che, malgrado i numerosi punti di contatto, si tratta di due aspetti diversi.
Mentre il primo fa riferimento a tecnologie specifiche, capaci di evolvere in modo radicale un business, il secondo – il cui nome è stato coniato da Clayton Christensen nel 1995 – spiega il processo secondo il quale un prodotto tecnologico o digitale scala le fasce di mercato, andando da quelle più basse ed economiche a quelle più alte, e distinguendosi tra la concorrenza. Si tratta dunque di due facce della stessa medaglia, all’interno di un processo di trasformazione digitale e tecnologica che sta coinvolgendo tutto il business.
Disruption Tecnologica e impatto sull’economia globale
Non esiste forma di cambiamento che non abbia un impatto di qualche tipo sui vari aspetti di una società, motivo per cui la disruptive technology ha già iniziato a influenzare in modo notevole la cultura, la politica e l’economia globali. È in particolare quest’ultima a godere – e in alcuni casi a risentire – di questa innovazione, in quanto la cosiddetta Industria 4.0 – che contempla l’integrazione di automazioni, macchine e sistemi sempre più digitalizzati nei processi produttivi – sta avendo un impatto diretto sulla crescita economica di molti Paesi.
La disruption tecnologica, con i suoi sistemi avanzati, si inserisce in un mercato esistente e lo cambia dall’interno, sostituendo modelli vecchi con altri che non sono solamente innovativi, ma anche più performanti, più economici e più facili da utilizzare.
Il mercato del lavoro, per esempio, ne è direttamente influenzato: le modalità lavorative e comunicative sono state cambiate dall’avvento di computer, mail e smartphone, che hanno velocizzato i processi e ridotto i costi. La tecnologia ha creato settori nuovi e nuovi impieghi, e – in alcuni casi – ha anche contribuito alla sostenibilità ambientale, grazie a sistemi automatici e digitalizzati meno impattanti.
Tutto questo presenta innegabili vantaggi all’intero del sistema di economia circolare, ma ha anche degli aspetti negativi, come per esempio la nascita di disparità economiche e sociali, causate dal divario tra coloro che hanno accesso ai tool di ultima generazione e le competenze per usarli, e chi invece non ha la possibilità di accogliere tali innovazioni. Inoltre, come anticipato sopra, l’avvento di sistemi avanzati sta comportando delle perdite inevitabili, relegando alcuni impieghi tradizionali a nicchie di mercato (come nel caso dei lavori artigianali), o addirittura contribuendo alla loro estinzione.
Sta ai singoli business potenziare la propria resilienza aziendale, per sfruttare al meglio le potenzialità della digitalizzazione dei processi senza che queste rappresentino un ostacolo allo sviluppo o all’impiego delle competenze umane.
Esempi di disruption tecnologica nei diversi settori
Nel pieno del 21° secolo sono ormai pochissimi i settori che non sono stati toccati dall’Industria 4.0 e dalle sue straordinarie innovazioni, ma esistono contesti che più di altri hanno subito l’influenza massiccia di questo processo innovativo, per esempio grazie a:
Intelligenza Artificiale (AI)
Immagazzinando dati, l’Intelligenza Artificiale, soprattutto quella di tipo generativo, è in grado di comprendere gli input dati dall’utente e di creare contenuti ex novo, testuali, visivi o audio, con un livello di affidabilità che sta già rivoluzionando molti settori. Questa capacità – potenziata da sistemi di deep e machine learning – offre a molti settori opportunità straordinarie, sebbene si stiano già discutendo le implicazioni etiche di queste funzionalità, come esplorato in questa riflessione di McKinsey.
IoT (Internet of Things)
È l’interconnessione di dispositivi digitali dotati di sensori, attraverso i quali le aziende fornitrici di determinati servizi possono raccogliere dati e offrire un’efficienza sempre maggiore. I settori che l’IoT ha cambiato profondamente sono numerosi, come per esempio quello della smart home, basato su automazioni, sistemi di sicurezza, timer intelligenti, etc, ma anche quello del digital health, che impiega dispositivi wearable per monitorare lo stato di salute dei pazienti e raccogliere informazioni importanti. L’IoT può anche svolgere un ruolo nell’ambito della sostenibilità tecnologica, per esempio nei processi di monitoraggio della qualità dell’aria o dei cambiamenti ambientali.
Cloud Computing
Consiste in sistemi di archiviazione online, che non prevedono l’utilizzo di infrastrutture fisiche per la conservazione di dati e file. Questa innovazione riduce i costi gestionali dei sistemi tradizionali e favorisce sicurezza e flessibilità.
Robotica
Coniugando diverse discipline, come l’ingegneria, il machine learning e l’Intelligenza Artificiale, la robotica garantisce uno snellimento dei processi aziendali, semplificando in modo straordinario i compiti ripetitivi, pericolosi o delicati (offrendo per esempio un importante supporto durante le operazioni chirurgiche).
Stampa 3D
Alla base della stampa 3D c’è la possibilità di creare un oggetto fisico stratificato partendo da un file digitale, un processo che solo qualche anno fa sarebbe stato impensabile. Questa tecnologia disruptive ha cambiato soprattutto i settori che richiedono una precisione millimetrica nella realizzazione di piccole componenti, dall’edilizia, all’automotive, fino al settore medico-chirurgico.
Blockchain
È un registro pubblico che tiene traccia delle transazioni in modo sicuro, in quanto accessibile esclusivamente dagli utenti autorizzati. In merito alla Disruption Tecnologica, questo registro è rivoluzionario soprattutto nel settore finanziario, poiché tutela le informazioni private e i pagamenti.

Le sfide della Disruption Tecnologica per le aziende
Come è già stato anticipato poco sopra, la Disruption Tecnologica presenta innumerevoli vantaggi per le aziende, ma rappresenta anche una sfida notevole da affrontare, poiché implementare nuovi processi comporta un cambio di mentalità importante e investimenti corposi.
Resistenza al cambiamento e trasformazione culturale
Non va mai dimenticato – anche se spesso accade – che il cambiamento tecnologico non si compone solo di aspetti concreti, come dispositivi, macchinari e circuiti, ma nasce prima di tutto come processo mentale, che va a creare una cultura aziendale agile. Esistono però limiti e paure che ostacolano questa innovazione.
I motivi alla base di questa riluttanza sono molteplici: in genere i dipendenti – dai reparti più operativi fino ai manager – possono manifestare un senso di sfiducia nei confronti delle nuove tecnologie o di chi le desidera implementare, essere spaventati di fronte a un cambiamento alle loro abitudini, o insicuri nei confronti delle proprie capacità.
Sono altrettante le strategie di adattamento che possono essere adottate per porre rimedio a tutto questo:
Coinvolgimento e ascolto attivo
Il coinvolgimento dei dipendenti è fondamentale per il funzionamento di un’azienda, e a questa logica non sfugge anche l’implementazione delle nuove tecnologie. Prima di procedere con il concreto cambiamento è importante ascoltare i pareri di tutti, le loro necessità, i dubbi e le perplessità, nonché i suggerimenti. Apportare dei cambiamenti rivoluzionari senza consultare i membri del tuo team rischierebbe al contrario di farli sentire esclusi e far perdere loro la fiducia nei tuoi confronti.
Comunicazione efficace
Il senso di fiducia e coinvolgimento dei dipendenti di un’azienda non viene raggiunto solo tramite l’ascolto empatico, ma anche grazie a una leadership digitale efficace, che si esprime prima di tutto grazie a una buona comunicazione. Di fronte a un qualunque tipo di cambiamento, abbi cura di informare per tempo i tuoi collaboratori, in modo da rafforzare il senso di condivisione.
Formazione
I percorsi formativi aziendali non hanno solo lo scopo di istruire operatori e manager all’utilizzo delle nuove tecnologie o all’accoglienza di nuovi processi, ma dovrebbero essere incentrati anche sulla valorizzazione del cambiamento. Attraverso corsi mirati, l’azienda può sottolineare l’importanza e i vantaggi di ogni cambiamento, creando così un ambiente più positivo e propenso all’innovazione.
Misurazione delle performance
Talvolta solo dei buoni risultati possono smentire le forme più coriacee di resistenza. Quando è il momento di integrare nuovi processi o tecnologie nei tuoi processi aziendali, crea degli obiettivi realistici e misurabili e tieni traccia dei miglioramenti. Di fronte a dati concreti e misurabili, molti di coloro che sono stati restii ad accogliere il cambiamento potrebbero ricredersi.
La necessità di aggiornare infrastrutture e competenze
Oltre a considerare l’aspetto mentale, emotivo e culturale, per accogliere la Disruption Tecnologica è cruciale adeguare le infrastrutture dell’azienda alle nuove sfide del mercato, ossia gli asset fisici (per esempio dispositivi e server) e quelli funzionali (i sistemi gestionali, le risorse umane, etc.) che permettono a un business di proseguire nel proprio percorso. Tra questi ci sono:
- Tecnologie avanzate: il metodo più immediato con cui un’azienda può aderire alla trasformazione digitale è aggiornare i propri asset tecnologici. Grazie alla tecnologia delle piattaforme, è possibile potenziare computer e macchinari in senso stretto, ma anche rete, server, hardware e software, strumenti di raccolta e analisi dai dati, spazi per lo storage, sistemi di automazione aziendale e modelli di AI generativa.
- Sicurezza informatica: l’adozione di tecnologie all’avanguardia è importante per un’azienda che vuole prendere parte alla trasformazione digitale e non soccombere di fronte alla Disruption Tecnologica, ma sarebbe del tutto inutile senza misure di cybersecurity adeguate, che intercettino eventuali minacce e proteggano i dati sensibili, tanto quelli dell’azienda, quanto quelli dei clienti.
- Processi ottimizzati: oltre alle infrastrutture vere e proprie, in un processo di Disruption Tecnologica anche i processi devono essere ottimizzati. Nello specifico, è fondamentale evolvere i flussi produttivi e lavorativi in modo che siano allineati con le nuove tecnologie.
- Approccio data driven: nell’Industria 4.0 i dati sono un elemento essenziale per la sopravvivenza di un’azienda, poiché permettono di conoscere il target più da vicino e di migliorare le strategie di marketing in base alle informazioni raccolte sulle loro abitudini. Oltre a influenzare le decisioni strategiche, la raccolta di dati permette all’azienda di offrire al cliente esperienze personalizzate e prodotti sempre più in linea con le sue esigenze, garantendo dunque un’offerta di maggiore qualità.
- Competenze potenziate: seppur in modo indiretto, anche le competenze dei dipendenti rientrano nel concetto di infrastruttura aziendale, poiché rappresentano una risorsa imprescindibile che guida i processi e favorisce le innovazioni. È importante istruire ogni reparto ad abbracciare il cambiamento digitale, attraverso piani di formazione mirati che trasmettano nozioni tecniche, ma che permettano anche di abbattere le resistenze al cambiamento, tipiche di questo periodo, ma molto limitanti per un business.
Strategie di adattamento per le aziende
Applicabile a tutti i modelli di business, la Disruption Tecnologica permette alle aziende più piccole di conquistare mercati un tempo inaccessibili, riservati solo alle realtà più grandi. Per questo motivo è cruciale adottare le giuste strategie per accogliere questa rivoluzione, traendo il meglio dalle opportunità di crescita da essa offerte.
Innovazione continua e investimenti in R&D
Il primo passo per accogliere le manifestazioni della Disruption Tecnologica è fare in modo che l’azienda stessa sia pronta a fare questo grande passo, adottando strategie di innovazione aziendale efficaci e complete. È fondamentale prima di tutto studiare la fetta di mercato nella quale ci si muove, identificando gli obiettivi e le opportunità e tenendo conto che per avviare un processo di questo tipo è imprescindibile affrontare investimenti importanti.
Nelle aziende in cui la cultura è ancora legata ai metodi tradizionali, è probabile che i primi sforzi vadano concentrati nella creazione di piani di change management, che permettano di ascoltare attivamente le esigenze e le preoccupazioni dei dipendenti. La creazione di percorsi di formazione mirati all’abbattimento della resistenza al cambiamento, sono inoltre fondamentali per fare in modo che l’accoglienza della digital disruption avvenga prima di tutto a livello mentale ed emotivo.
Per potersi evolvere concretamente e sviluppare una cultura aziendale agile, un business deve inoltre implementare in modo adeguato le nuove tecnologie, senza pescare inconsapevolmente dl mucchio di quelle disponibilit (poiché sono davvero molte), ma ragionando su quali siano i tool più adatti alle esigenze dell’azienda, tenendo conto anche delle tendenze del mercato e di possibili rischi tecnologici (Continuous Threat Exposure Management, o CTEM). Queste sono le principali, ma per saperne di più, leggi il nostro articolo su come valutare le nuove tecnologie del tuo business:
- Hardware performanti e software aggiornati
- Sistemi di cloud computing
- Automazioni e AI
- Misure di cybersecurity
- Tecnologie blockchain
- Internet of Things
È imprescindibile fare in modo che questi investimenti non riguardino solo l’acquisto e l’implementazione di tali sistemi, ma anche l’avvio di percorsi formativi, che permettano ai dipendenti di sviluppare nuove competenze per utilizzare i tool in autonomia.
L’ondata di digitalizzazione che ha coinvolto la gran parte delle aziende ha infatti richiesto professionisti sempre più preparati nell’accogliere la Disruption Technologica, e dunque anche la creazione di lavori nuovi o aggiornati.
In primo luogo, quello dell’innovation manager è diventato un ruolo imprescindibile nel processo di evoluzione dei business, in quanto dotato di competenze specifiche in digital transformation. Il suo compito è quello di individuare le potenzialità di miglioramento in un’azienda e di colmare eventuali lacune relative alla digitalizzazione dei processi, agendo sia sul piano effettivo – con l’innovazione dei metodi e la formulazione di previsioni in termini di KPI – sia su quello culturale, introducendo il cambiamento ai membri del team.
Con l’adozione di tecnologie rivoluzionarie come computer avanzati, AI, automazioni, stampe 3D, blockchain e AR sono inoltre salite sul podio delle professioni più ambite in ambito business anche quelle di:
- Data scientist: si occupa della gestione dei dati, in particolare della raccolta, analisi e interpretazione.
- AI/machine learning engineer: è il professionista che progetta sistemi AI, sfruttando i dati per svolgere analisi comportamentali e addestrare questi algoritmi attraverso nozioni di machine learning.
- IT manager: gestisce gli applicativi e le infrastrutture IT, ossia tutto l’impianto informatico di un’azienda. Si occupa di monitoraggio, manutenzione e consulenza, ma anche dello sviluppo di nuovi progetti IT.
- Cybersecurity analyst: è l’addetto al monitoraggio e alla protezione delle reti. Individua e analizza eventuali minacce e falle nella sicurezza di rete, apportando misure per porvi rimedio.
- 3D printer engineer: si occupa della progettazione di prototipi e modelli 3D, partendo da un concetto. Utilizza software e macchinari, per poi valutare i risultati.
- Energy specialist: il suo ruolo è incentrato sulla valutazione di impianti energetici in base alla loro sostenibilità ed efficienza. Si occupa poi della progettazione di soluzioni per l’efficientamento di tali impianti, nel rispetto delle normative e delle esigenze ambientali.
- Virtual reality developer: questo sviluppatore è verticale sulla progettazione di ambienti virtuali immersivi, attraverso l’utilizzo di strumenti di modellazione 3D e di linguaggi di programmazione avanzati.
- Blockchain developer: il compito di questo professionista informatico è quello di creare piattaforme blockchain e di gestire protocolli decentralizzati. Si occupano anche della sicurezza di questi sistemi e della loro manutenzione.
Pur non essendo minimamente completo, questo elenco aiuta a comprendere quando la digitalizzazione abbia contribuito sì alla perdita di alcuni compiti manuali o ripetitivi, ma abbia anche creato i presupposti per una nuova forza lavoro, basata sull’innovazione.
Digitalizzazione dei processi aziendali
Molti di coloro che sono refrattari di fronte ai cambiamenti tecnologici hanno paura che la digitalizzazione dei processi comporti necessariamente delle perdite ingenti. Digitalizzare – o almeno farlo nel modo giusto – non significa sostituire le competenze umane con delle automazioni, ma piuttosto ottimizzare le risorse in modo da snellire i processi aziendali, creando prima di tutto le condizioni adatte affinché il modo di lavorare venga rivoluzionato nel profondo, a partire dalla cultura aziendale.
I processi operativi tradizionali vanno rivoluzionati e riformulati nell’ottica di un potenziamento dell’agilità organizzativa, creando un ecosistema digitale fortemente interconnesso e sempre più automatizzato. Le modalità analogiche vanno via via sostituite con quelle digitali, riducendo le tempistiche, gli errori e le spese. Queste modalità partono dalla più semplice digitalizzazione dei documenti all’implementazione di sistemi di data-driven decision making, dalla gestione automatica delle fatturazioni ai sistemi CRM e customer support, un tempo affidati prevalentemente a risorse umane, ma oggi resi sempre più rapidi e ottimizzati grazie alla digitalizzazione.
Collaborazione con startup e partner tecnologici
Un vecchio adagio dice che “chi fa da te fa per tre”, ma nel mondo corporate è più corretto dire che “l’unione fa la forza”. Le collaborazioni sono fondamentali per il successo di un’azienda, poiché attraverso il confronto e soprattutto lo scambio di competenze è possibile abbattere i limiti e fare in modo che la Disruption Tecnologica avvenga in modo completo e vantaggioso, all’interno di un ecosistema digitale efficiente e completo.
Laddove un’azienda si trova in difficoltà nel digitalizzare in modo autonomo i propri processi (per mancanza di risorse o expertise), affidarsi a startup innovative o partner tecnologici è la mossa giusta, perché proprio loro possono far fronte a queste lacune.
Un’azienda può per esempio intercettare opportunità di crescita tramite la collaborazione con piccole realtà, startup innovative o micro e nano influencer del settore tech o informatico, per esempio instaurando rapporti con imprese che offrono servizi di 5G e connettività ultra-veloce, per ridurre i costi gestionali e i limiti delle piattaforme di storage locali. Oppure può affidarsi a startup che lavorano con il machine learning e l’Intelligenza Artificiale per implementare sistemi di Natural Language Processing e automatizzare per esempio il customer support.
Le possibilità sono innumerevoli, e sottolineano quanto la trasformazione digitale non sia un processo da compiere in autonomia, ma una rivoluzione di ampio respiro che può fiorire grazie al lavoro di squadra e all’incontro tra varie competenze.
Conclusioni
Muovendo all’interno dell’ampio processo di digital transformation, la Disruption Tecnologica sta cambiando sempre di più il volto del mercato, rendendolo da un lato aperto alle evoluzioni, dall’altro sempre più competitivo. Le aziende che in questo contesto desiderano mantenere il proprio valore non possono ignorare la spinta rivoluzionaria di queste tecnologie, ma devono piuttosto abbattere le resistenze al cambiamento e accogliere le novità con un atteggiamento di totale apertura.
Mai come in questo periodo, infatti, restare ancorati ai business tradizionali significa correre il rischio di rimanere indietro, in quella che è una corsa frenetica verso il futuro.
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