Nelle prossime settimane le imprese italiane potranno ammortizzare fino al 280 % del costo di macchinari, impianti e sistemi innovativi. È l’effetto dell’Iperammortamento 2026, l’agevolazione fiscale inclusa nel nuovo Piano Transizione 5.0 che, con la firma del decreto attuativo da parte del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e del Ministero dell’Economia, è pronta a diventare operativa. Con questo strumento, l’acquisto di beni strumentali ad alta tecnologia o di impianti per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili potrà generare una deduzione ben superiore al prezzo di acquisto, alleggerendo in maniera importante la base imponibile ai fini IRPEF/IRES.
In questo articolo (e in questo video) scoprirai chi può accedere all’incentivo, quali beni rientrano nella misura, come sono strutturate le aliquote e quali adempimenti sono necessari per non perdere il beneficio. Con un linguaggio chiaro e un taglio pratico, ti guidiamo passo dopo passo attraverso la norma, per aiutarti a pianificare gli investimenti con anticipo e cogliere al meglio questa opportunità.
Cos’è l’Iperammortamento 2026
La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto il Piano Transizione 5.0 e con esso un nuovo iperammortamento destinato a promuovere l’innovazione industriale. Rispetto alle agevolazioni degli anni scorsi, il meccanismo resta semplice: più investi in beni strumentali innovativi, più la tua base imponibile si riduce. L’agevolazione si applica soltanto alle imposte sui redditi (IRPEF/IRES) e non incide sull’IRAP. Con l’attuazione definitiva del decreto, le imprese potranno finalmente usufruirne per gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028.
In concreto, il decreto attuativo firmato l’11 maggio 2026 chiarisce le modalità operative: le imprese potranno maggiorare il costo degli investimenti in quote decrescenti – 180 %, 100 % e 50 % – a seconda dello scaglione di spesa. Questa maggiorazione si traduce poi in una deduzione extra che riduce l’imponibile fiscale durante gli anni di ammortamento o di leasing, generando un risparmio netto.
Chi può accedervi e quando
L’iperammortamento 2026 è destinato a tutte le imprese, indipendentemente da dimensione e settore, che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate in Italia. Possono partecipare sia le società di persone sia le società di capitali, ma anche gli imprenditori individuali, purché abbiano reddito d’impresa.
L’arco temporale è stato pensato per dare respiro alla programmazione: gli ordini e i pagamenti devono avvenire tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028. Ciò significa che le imprese hanno quasi tre anni per pianificare l’acquisto di macchinari, robot, sistemi di automazione o impianti fotovoltaici e per completare l’interconnessione di questi beni al proprio sistema aziendale.
Beni agevolabili: cosa puoi acquistare
L’agevolazione copre due ampie categorie di investimenti:
- Beni funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale, elencati negli allegati IV e V della Legge di Bilancio 2026, in continuità con il piano Industria 4.0. Rientrano in questa categoria macchinari e sistemi per la produzione automatizzata, robot collaborativi, sensori, software integrati e strumenti di analisi dei dati. È stata eliminata la precedente clausola “made in Europe”: ora puoi acquistare anche tecnologie extra UE, scegliendo il fornitore più adatto alle tue esigenze.
- Impianti destinati all’autoproduzione e all’autoconsumo di energia da fonti rinnovabili. Parliamo di pannelli fotovoltaici, impianti eolici di piccola taglia e altri sistemi di generazione green. Attenzione: per i moduli fotovoltaici resta il vincolo di origine europea.
Esiste però una limitazione importante: i software in cloud forniti in modalità SaaS – spesso utilizzati per gestire dati o processi aziendali – restano esclusi dal perimetro dell’iperammortamento. Se stai pensando di investire in piattaforme digitali, privilegia soluzioni on‑premise o licenze tradizionali che rientrino negli allegati previsti.
Aliquote e vantaggi fiscali: come funziona l’agevolazione
Il cuore dell’iperammortamento 2026 è la maggiorazione del costo fiscale dei beni. La logica è a scaglioni: più alto è l’investimento, più bassa sarà la maggiorazione applicata alla parte eccedente. Nello specifico:
- 180 % di maggiorazione sugli investimenti fino a 2,5 milioni di euro, che equivale a dedurre 2,8 euro per ogni euro investito;
- 100 % di maggiorazione sulla quota compresa tra 2,5 e 10 milioni, portando la deduzione al 200 % del costo ammortizzabile;
- 50 % di maggiorazione sugli investimenti tra 10 e 20 milioni, con un ammortamento fiscale pari al 150 % del costo.
Facciamo un esempio. Se la tua azienda investe 1 milione di euro in un macchinario idoneo, l’ammortamento fiscale sarà calcolato su 2,8 milioni di euro (280 % del costo). Questo significa un abbattimento notevole dell’imponibile e, di conseguenza, un risparmio concreto sulle imposte. Oltre i 20 milioni di investimento, non sono previste ulteriori maggiorazioni.

Procedura di accesso: le cinque comunicazioni al GSE
Una delle novità del decreto attuativo è il rafforzamento della procedura di monitoraggio. Per accedere all’agevolazione, le imprese dovranno interfacciarsi con la piattaforma del Gestore dei Servizi Energetici (GSE), inviando cinque comunicazioni distinte. La sequenza è obbligatoria e ogni passaggio serve a garantire la trasparenza dei dati e a modulare la spesa pubblica. Ecco i passaggi da seguire.
Comunicazione preventiva
È il punto di partenza. Devi inviare una comunicazione per ciascuna struttura produttiva in cui installerai i beni, indicando dati aziendali, descrizione degli investimenti, importi previsti e tempistiche. Senza questa comunicazione non è possibile accedere alla misura.
Comunicazione di conferma
Entro 60 giorni dal via libera preliminare del GSE, occorre confermare l’investimento, indicando la data e l’importo dell’acconto versato (almeno il 20 % del costo) e i riferimenti delle fatture. In questo modo il GSE certifica che l’investimento è avviato.
Comunicazione periodica
Ogni anno, entro il 20 gennaio, va trasmesso un aggiornamento con i costi effettivamente sostenuti, gli investimenti completati e la previsione di utilizzo del beneficio. È una forma di rendicontazione che permette all’amministrazione di monitorare l’andamento della misura.
Comunicazione integrativa
Entro il 30 giugno successivo si deve inviare un’ulteriore integrazione con il piano di ammortamento e l’indicazione delle quote di incentivo imputate a ciascun esercizio. Serve a verificare la coerenza tra le spese sostenute e il beneficio fiscale richiesto.
Comunicazione di completamento
È l’ultimo passaggio: si invia una volta ultimati gli investimenti e completata l’interconnessione dei beni al sistema aziendale. La data limite per questa comunicazione è il 15 novembre 2028. Solo dopo questo step la maggiorazione diventa effettiva e inizia a produrre effetti fiscali.
Documenti da preparare: perizia tecnica e certificazione contabile
Alle comunicazioni si affiancano due documenti essenziali.
- Il primo è la perizia tecnica asseverata, rilasciata da un ingegnere, un perito industriale o un ente di certificazione accreditato. Deve attestare che i beni acquistati possiedono le caratteristiche tecniche previste e, nel caso di impianti per l’autoproduzione di energia, che rispettano i requisiti di origine. Nel settore agricolo è ammessa la perizia di un agronomo o di un perito agrario.
- Il secondo documento è la certificazione contabile, rilasciata da un revisore legale dei conti. Serve a dimostrare l’effettivo sostenimento delle spese agevolabili e la loro corrispondenza con la documentazione contabile.
Quando si perde l’agevolazione
Non basta avviare l’investimento: per mantenere il diritto all’iperammortamento occorre rispettare i requisiti tecnici e procedurali lungo tutto il periodo di fruizione. L’agevolazione decade nei seguenti casi:
- se il bene agevolato viene venduto o trasferito a una struttura produttiva estera prima della fine del periodo di fruizione, senza sostituirlo con un bene analogo;
- se vengono meno i requisiti tecnici o la documentazione risulta incompleta o irregolare;
- se vengono fatte dichiarazioni false durante la procedura di accesso;
- se l’azienda rende impossibili o ostacola i controlli da parte del GSE.
In caso di indebita fruizione, il GSE segnalerà la violazione all’Agenzia delle Entrate, che procederà al recupero del beneficio. Per questo è fondamentale impostare fin da subito un corretto sistema di gestione e di archiviazione dei documenti.
Consigli pratici per prepararsi
L’iperammortamento 2026 rappresenta un’opportunità concreta per chi vuole accelerare la trasformazione digitale o investire in soluzioni energetiche sostenibili. Tuttavia, la procedura è complessa e richiede programmazione accurata. Ecco qualche consiglio:
- Valuta gli investimenti in chiave strategica. Pianifica i nuovi macchinari o impianti in funzione del tuo piano di sviluppo e del ritorno economico atteso. Integra l’iperammortamento in un più ampio piano di crescita aziendale
- Analizza il mercato e i competitor prima di scegliere la tecnologia. Un’adeguata analisi competitiva può aiutarti a individuare i segmenti più redditizi e i miglioramenti più urgenti.
- Confrontati con il tuo consulente fiscale. Una pianificazione condivisa con il commercialista ti permetterà di rispettare i requisiti normativi e di predisporre con largo anticipo la documentazione.
- Prepara il team: forma il personale che dovrà gestire la piattaforma GSE e raccogliere le informazioni necessarie per le cinque comunicazioni. Una gestione ordinata riduce il rischio di errori o ritardi.




