Meglio fatto che perfetto: come il perfezionismo ti impedisce di crescere

come il perfezionismo impedisce di crescere

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“Fatto è meglio che perfetto”.

Scommetto che hai già sentito, almeno una volta, questa frase. Forse l’hai già letta su qualche post motivazionale o scritta su un’agenda. In realtà, dietro a questa frase c’è uno dei concetti più sottovalutati nel business (e nella vita): il perfezionismo può bloccare la tua crescita più di qualsiasi errore.

Ora, prima di iniziare a spiegarti perché,  ti faccio una domanda: quante idee hai lasciato nel cassetto perché “non erano ancora pronte”? Quanti progetti hai rimandato per paura che non fossero perfetti?

In realtà, il perfezionismo è spesso un altro nome per paura di fallire, timore del giudizio, ansia da prestazione. Oltre a rallentarti, ti impedisce di fare esperienza, migliorare e crescere.

Pensa che, nel suo libro The Gifts of Imperfection, Brené Brown ha scritto:

“Il perfezionismo non ha nulla a che vedere con il tentativo di fare del nostro meglio. È un tentativo di guadagnare approvazione e accettazione”.

Ecco perché oggi voglio parlarti proprio di questo: di come lasciare andare la ricerca della perfezione può aiutarti a migliorare nel tuo lavoro e ad avviare nuovi progetti (o rivedere i vecchi!).

Che cos’è il perfezionismo?

Volendo dare una definizione di perfezionismo, possiamo prendere in prestito quella di Treccani, che lo definisce come “aspirazione a raggiungere, nel proprio lavoro o nella propria attività, una perfezione ideale non facilmente attuabile”.

Rapportandolo al concreto, il perfezionismo diventa spesso una voglia (quasi ossessiva) di fare tutto al meglio, di non lasciare nulla al caso, di non presentare mai nulla che non sia impeccabile.

L’errore che viene commesso dalla maggior parte dei professionisti è proprio confondere il perfezionismo con il voler fare le cose bene.

Non c’è, ovviamente, nulla di sbagliato nel fare le cose nel proprio lavoro al massimo delle proprie possibilità. Ciò che, invece, potrebbe essere controproducente è ascoltare quella voce nella testa che ti dice “non è ancora abbastanza”, anche quando hai lavorato giorni su un progetto. 

Ecco perché spesso il perfezionismo non parla di eccellenza, ma parla di controllo, paura e gestione delle aspettative. Ci illudiamo che ci renda più bravi, più professionali, più rispettabili. Ma nella realtà dei fatti, ci rallenta e a lungo andare, blocca la nostra crescita personale e professionale.

I segnali di un atteggiamento perfezionista

Non è sempre facile accorgersi che il perfezionismo sta prendendo il controllo. A volte tendiamo a chiamarlo con altri nomi, tipo “attenzione ai dettagli”o “avere standard elevati”. 

Pensa che “soffrire” di perfezionismo è molto più comune di quanto pensi, soprattutto sul lavoro. Su questo tema, un articolo di Forbes cita una ricerca molto interessante di The Hardin Group, in collaborazione con il Social Research Lab dell’Università del Colorado Settentrionale, per approfondire gli effetti del perfezionismo sul lavoro. 

In base a questa ricerca è emerso che: 

  • Il 92% degli intervistati si è definito perfezionista
  • Il 72% crede che il perfezionismo sia dannoso per la costruzione delle relazioni 
  • Il 68% ritiene che il perfezionismo porti al burnout  
  • 1/3 dei dipendenti vorrebbe lasciare il proprio posto di lavoro a causa di aspettative perfezioniste

Anche se si tratta di un approccio (purtroppo) molto comune, non sempre è così facile riconoscerlo. Ci sono, però, alcuni campanelli d’allarme. I principali sono tre:

1

Procrastinazione mascherata da perfezione

Rimandi una consegna o l’invio di una proposta perché “non è ancora come la vuoi tu”. In realtà, hai paura del giudizio o di sbagliare.

2

Blocco creativo

Quando il foglio bianco ti mette ansia, non per mancanza di idee, ma perché hai già deciso che l’output dev’essere perfetto alla prima bozza.

3

Sindrome dell’impostore

Ti convinci che se il tuo lavoro non è impeccabile al 100%, prima o poi tutti scopriranno che “non sei abbastanza bravo”.

I rischi del perfezionismo eccessivo

Il problema del perfezionismo è che, a primo impatto, può sembrare qualcosa di molto positivo. C’è una parte di noi che associa la ricerca della perfezione alla disciplina, al rigore, all’eccellenza.  Il problema è che spesso è solo paura di fallire con un vestito elegante addosso.

Inseguendo costantemente un ideale impossibile, il rischio è ritrovarti con una produttività rallentata, un work-life balance che salta e uno stato di tensione cronica che non lascia spazio alla creatività.

Non è un caso se, secondo l’American Psychological Association, i perfezionisti hanno un rischio più alto di sviluppare stress da prestazione, ansia e burnout.

In più, il perfezionismo paralizza. Quando pensi che ogni cosa debba essere impeccabile, non pubblichi quel contenuto, non proponi quel progetto, non ti lanci in quella call che “non sei ancora pronto” a fare.

Il paradosso è che i progetti che crescono più in fretta sono spesso quelli imperfetti, ma messi in campo al momento giusto. 

In questo senso:

equazione perfezione

La mentalità del Growth Hacking per imparare dagli errori

Per andare oltre il concetto di perfezione sul lavoro, possiamo lavorare su diversi modelli. Ad esempio, la mentalità del Growth Hacking nasce in ambito startup, grazie a figure come Sean Ellis, primo a coniare il termine nel 2010. 

Al centro c’è un principio semplice ma potentissimo: cresci più in fretta di quanto sbagli e fallo imparando il più velocemente possibile da ciò che non funziona.

Il Growth Hacking nasce come risposta a una domanda fondamentale: “Come possiamo crescere senza risorse infinite?”

La risposta a questa domanda non è “facendo tutto alla perfezione”, ma testando, sbagliando, aggiustando il tiro e riprovando meglio. Qui il fallimento è previsto, anzi, è parte integrante del processo di apprendimento e innovazione.

Cosa significa Growth Mindset?

Hai mai pensato a quante cose nella vita non proviamo nemmeno a fare, solo perché non siamo “bravi abbastanza”? Ecco, il growth mindset è l’antidoto a tutto questo.

Il growth mindset è la convinzione che le abilità si possano sviluppare con impegno, dedizione e apprendimento costante. 

Il principio di base è che chi ha una mentalità vincente non si chiede se è in grado di fare qualcosa, ma come può migliorare per riuscirci. Ne consegue, quindi, che a cambiare sono anzitutto le domande che ti rivolgi in un dialogo interiore. 

cosa significa growth mindset

Se sceglierai di approcciare alla mentalità growth, inizierai a non fermarti di fronte agli errori, ma a vederli come feedback preziosi, utili a farti lavorare sul miglioramento continuo delle tue competenze.

Il valore degli errori nel processo di apprendimento

Nel mondo reale, sbagliare è inevitabile, ma soprattutto è utile

Se stai cercando di crescere, di innovare, di fare qualcosa che non hai mai fatto prima, è praticamente garantito che sbaglierai.

Secondo la mentalità growth, chi riesce davvero a evolversi non è chi azzecca tutto al primo colpo, ma chi riesce a fallire per imparare. A livello psicologico, ovviamente, serve una buona dose di resilienza psicologica, ovvero quella capacità di stare nel disagio senza scappare, riorganizzare le proprie risorse e ripartire.

Quindi, la prossima volta che qualcosa va storto, prima di colpevolizzarti chiediti: cosa ho imparato da questo errore? Se riesci a rispondere, sei già nel pieno del tuo percorso di crescita personale.

Strategie pratiche per abbandonare il perfezionismo

Se il perfezionismo ti ha bloccato, la buona notizia è che puoi iniziare a cambiare approccio con piccoli passi concreti. Ci sono alcune strategie di crescita che puoi sperimentare fin da subito:

  • Sposta il focus dal risultato alla progressione: invece di misurare il successo con il metro della perfezione, chiediti: “Sto migliorando rispetto a ieri?”
  • Datti delle scadenze brevi e non negoziabili: il tempo limita l’autocritica. Un trucco in questo senso è definire un tempo massimo per completare un task, come ad esempio 20 o 30 minuti
  • Crea una lista “versione beta”: inizia i progetti con l’obiettivo di arrivare a una “versione 1.0”, da migliorare in seguito e non perfetta al primo colpo
  • Chiedi feedback prima della perfezione: so che mostrare un’idea parziale può essere difficile, ma ti darà prospettive preziose e abbasserà la pressione interna

Lavorare per obiettivi e progetti con un metodo pratico

Una delle strategie più impattanti per superare la mania della perfezione è imparare a lavorare per obiettivi e progetti. Come puoi immaginare, dare un focus pratico a ciò che devi fare è un’ottima strategia per uscire dalla trappola mentale del perfezionismo. Quando lavori per obiettivi, ogni attività ha una direzione precisa e misurabile e non può più perdersi in aggiustamenti infiniti.

Questo approccio ti aiuta a trasformare le idee in azione, perché ti costringe a definire:

Cosa stai cercando di ottenere?

Entro quando?

Qual è il risultato minimo accettabile per dire “ho finito”?

Perché è meglio concentrarsi sugli obiettivi, non sulla perfezione

Se ti è mai capitato di passare ore su una singola slide, un post o una mail, cercando di renderla perfetta, è ancora più importante per te iniziare a lavorare per obiettivi.

Se ti concentri su obiettivi chiari, puoi misurare i progressi, correggere il tiro lungo il percorso e, soprattutto, portare a termine le attività che vorresti intraprendere.

Uno strumento utile in questo senso è il metodo SMART, che ti aiuta a impostare obiettivi efficaci e misurabili. SMART, infatti, è l’acronimo di:

  • Specific (specifico)
  • Measurable (misurabile)
  • Achievable (raggiungibile)
  • Relevant (rilevante)
  • Time-based (temporalmente definito)

Facciamo un esempio concreto. Supponiamo ch etu voglia lanciare una newsletter per la tua attività. Un approccio perfezionista potrebbe portarti a rimandare per mesi: vuoi il design perfetto, il copy perfetto, la lista perfetta. Il risultato, ovviamente, è che la newsletter non parte mai.

Con il metodo SMART, invece, potresti definire un obiettivo così:

“Pubblicare la prima versione della newsletter entro il 30 del mese, con almeno un contenuto utile per il mio pubblico e inviarla a una lista di 50 contatti attivi”.

Strumenti e metodi per gestire i progetti in modo efficace

Una volta che avrai iniziato a lavorare per obiettivi, ti accorgerai che serve anche un metodo per gestire i progetti. Uno dei più interessanti è il metodo Agile, molto utilizzato nel mondo startup e non solo.

L’Agile funziona in modo semplicissimo: anziché pianificare tutto nei minimi dettagli dall’inizio, procedi per piccoli step (detti sprint), per testare subito ciò che fai e correggere il tiro strada facendo. In questo modo, puoi ottenere risultati concreti in tempi brevi, senza aspettare mesi per capire se qualcosa funziona.

Ci sono diversi strumenti per applicare l’Agile nella tua attività e aumentare la tua produttività:

  • Trello o Asana, per visualizzare il flusso di lavoro, assegnare priorità e tenere traccia dei task
  • Sprints settimanali: pianifica ogni settimana 3 obiettivi principali, esegui, e poi fai un momento di revisione con il team
  • Stand-up meeting (anche solo con te stesso): ogni giorno, 5 minuti per capire cosa farai, cosa hai fatto e cosa ti blocca.

Fallimenti famosi: cosa possiamo imparare per superare la perfezione

Se è vero che il fallimento non è una macchia da nascondere e, anzi, può darci molte risposte, è altrettanto vero che spesso diventa un passaggio obbligato verso il successo. Se non ci credi, ecco un paio di esempi di crescita aziendale e di fallimenti che sono diventati poi grandi successi:

Hotel

Airbnb

Nel 2008, nessuno voleva investire in tre ragazzi che affittavano materassini gonfiabili in salotto. Rifiutati da decine di investitori, sono andati avanti lo stesso. Testando, sbagliando, migliorando. Oggi Airbnb vale miliardi ed è uno dei simboli della sharing economy.

Chat

Slack

Prima di diventare una delle piattaforme di comunicazione aziendale più usate al mondo, Slack era un videogioco fallito. Dallo stesso team che stava sviluppando un gioco multiplayer mai decollato, è nata l’idea di un tool di chat interna per gestire meglio il lavoro. Il videogioco è stato accantonato, ma la tecnologia costruita nel frattempo ha generato un unicorno.

Il metodo ‘fail fast’ nella Silicon Valley

Hai mai sentito dire “fail fast, learn faster”? È uno dei mantra più diffusi nella Silicon Valley. In questo contesto, in realtà, il fallimento non è fine a se stesso. Il punto non è fallire per il gusto di farlo, ma farlo presto e in piccolo, così da imparare rapidamente, correggere il lavoro e ripartire meglio.

Sappiamo che la Silicon Valley è uno dei luoghi dove nascono più business in assoluto e, di conseguenza, sperimentazione e crescita sono continue. Il successo non premia chi pianifica troppo a lungo, ma chi testa, adatta e migliora senza perdere tempo. Le startup lo sanno bene: l’adattabilità nel lavoro è molto più preziosa della perfezione. Se aspetti che ogni dettaglio sia pronto, qualcun altro lancerà la tua stessa idea prima di te.

Puoi pensare di adottare anche tu questa mentalità e accettare che ogni progetto possa diventare un’occasione di apprendimento.

Il momento perfetto non arriva mai, ma il primo passo sì.

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Maria-Vittoria-Figoli-ROMI

AUTORE

Maria Vittoria Figoli

Romi Manager

Marketing Manager con oltre 5 anni di esperienza in agenzie digitali e esperienza internazionale, coordino team e stakeholder attraverso visione strategica e orientamento al risultato e alla creazione di valore.

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