Come sfruttare l’email retargeting per migliorare il tasso di conversione

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C’è qualcosa di più frustrante di un utente che arriva sul tuo sito, ci resta qualche minuto, magari guarda anche una pagina prodotto… e poi se ne va?

In casi come questi, una buona strategia di ’email retargeting può fare la differenza. Per email retargeting intendiamo l’attività di invio mirato di messaggi via email rivolti a utenti che hanno già interagito con il tuo sito o i tuoi contenuti, ma che non hanno ancora portato a termine l’azione desiderata.

Pensa che, secondo un report, le email di retargeting raggiungono un tasso di apertura mediamente attorno al 60%, con un click‑through rate del 15%. E ancora: in base a questo studio, il retargeting in generale può aumentare la probabilità di conversione fino al 70% rispetto agli utenti non retargettizzati. 

Riportando tutto questo al contesto dell’acquisizione e della conversione, vale quindi la pena investire tempo e risorse nell’email retargeting. Vediamo come fare per applicare concretamente questa strategia.

Cos’è l’email retargeting

L’email retargeting è una strategia di marketing digitale che permette di “riprendere per mano” un potenziale cliente dopo che ha abbandonato il sito senza compiere l’azione desiderata: una registrazione, un acquisto, la richiesta di preventivo.

Funziona così: un utente visita una pagina, magari guarda un prodotto o compila solo parzialmente un form. Tu, nel frattempo, hai già tracciato quell’interazione attraverso cookie, pixel o integrazioni con il tuo CRM. Da lì puoi far partire un’email automatica che gli ricorda l’azione incompiuta, gli propone un incentivo, o semplicemente riaccende l’interesse.

Facciamo qualche esempio più concreto:

  • Un utente aggiunge un prodotto al carrello ma non finalizza l’ordine → dopo 2 ore riceve un’email con “Hai dimenticato qualcosa?” e magari uno sconto del 10%
  • Un lead apre un’email informativa ma non clicca → dopo 3 giorni riceve una nuova mail con un titolo diverso e una CTA più mirata
  • Un ex cliente non acquista da oltre 60 giorni → parte una sequenza con consigli utili + reminder personalizzati.

In ognuno di questi casi, il tasso di conversione tende a essere più alto rispetto alle comunicazioni “fredde”, perché si lavora su una base di interesse già manifestato.

Differenze tra retargeting e remarketing

Se lavori nel digitale, è probabile che ti sia imbattuto più volte nei termini retargeting e remarketing. Spesso vengono usati come sinonimi, ma anche se si somigliano molto (e in alcuni contesti si sovrappongono), in realtà indicano due strategie diverse.

Retargeting

Il retargeting è una tecnica che si basa sul tracciamento del comportamento online degli utenti. Serve a riconnettere chi ha interagito con il tuo sito o i tuoi contenuti ma non ha ancora convertito. Si attiva generalmente attraverso cookie o pixel (come quelli di Meta o Google) e può manifestarsi sia con annunci display che, nel nostro caso,  con email automatizzate mirate. È una strategia “comportamentale”, che parte dall’analisi del dato e intercetta l’utente nel momento giusto, con il messaggio giusto.

Remarketing

Il remarketing ha un respiro un po’ più ampio e tradizionale. Coinvolge utenti che hanno già avuto una relazione con il tuo brand: clienti passati, iscritti a una newsletter, persone che hanno già acquistato. Qui l’obiettivo è “riattivare” e fidelizzare. Si usa spesso nelle campagne email post-acquisto, nei reminder per lanci futuri o nelle offerte riservate. Non è legato a un’azione specifica recente, ma alla relazione costruita nel tempo.

Possiamo dire, quindi, che il retargeting lavora sul comportamento, il remarketing sulla relazione. Se vuoi saperne di più su questo tema, ti consiglio di leggere:

Retargeting e remarketing: cosa sono, differenze

I vantaggi dell’email retargeting per le aziende

I benefici di una strategia di email retargeting sono diversi, primo fra tutti la possibilità di recuperare un’opportunità che sarebbe stata altrimenti persa. Vediamo i più interessanti nel dettaglio.

Maggiore personalizzazione dei messaggi

Una delle principali forze dell’email retargeting è la personalizzazione dei contenuti. Ciò che fa davvero la differenza in una personalizzazione è la segmentazione basata sui dati comportamentali.

Ad esempio:

  • Un utente ha visitato una pagina prodotto specifica ma non ha acquistato? Puoi inviargli un’email con una guida d’uso o una recensione del prodotto;
  • Qualcuno ha scaricato un contenuto dal tuo sito ma non ha mai richiesto una demo? Puoi proporgli un caso studio del suo settore.

Questa capacità di intercettare bisogni reali e rispondere con messaggi personalizzati aumenta in modo importante il tasso di apertura e di conversione. 

Recupero dei carrelli abbandonati e follow-up

Sai qual è uno degli usi più noti (e più profittevoli) dell’email retargeting? Il recupero dei carrelli abbandonati.
Nel settore e-commerce, si stima che il 70% dei carrelli venga abbandonato prima del checkout. Con un sistema di email automatizzate, puoi recuperare parte di queste vendite perse.

L’approccio più efficace prevede una sequenza ben studiata:

  • Una prima email dopo 1–2 ore, con un reminder cordiale;
  • Una seconda con un incentivo (sconto, spedizione gratuita);
  • Una terza con urgenza (“Ultima chance!”).

Anche nel B2B, l’email follow-up post visita al sito o dopo una call può essere decisiva per riattivare l’interesse e guidare il lead verso la decisione.

Come impostare una strategia di email retargeting efficace

Se vuoi integrare l’email retargeting nel tuo mix di strategie di marketing, hai bisogno di un piano chiaro. Nello specifico, dovrai pensare ad una sequenza costruita, automatizzata e guidata dai dati raccolti nel tuo CRM marketing.
Ecco come procedere passo dopo passo:

  1. Definisci il target: individua chi ha già interagito con te (ad esempio, ha visitato una pagina prodotto, scaricato un contenuto o lasciato un carrello aperto) e raggruppalo in segmenti precisi;
  2. Stabilisci l’obiettivo della campagna: vuoi che finalizzi l’acquisto, torni sul sito, richieda una demo? Ogni email deve condurre a un solo risultato concreto;
  3. Crea i contenuti giusti: un messaggio personalizzato, che faccia leva sulla navigazione appena fatta o sul comportamento recente. Usa un linguaggio diretto, una call to action chiara e un’offerta che risuoni con il bisogno mostrato;
  4. Imposta le automazioni: grazie all’email automation, puoi schedulare la serie di messaggi in base al trigger (es. abbandono carrello dopo un’ora, visita pagina servizi dopo 24h), integrata al tuo CRM per raccogliere dati e tracciare le interazioni;
  5. Controlla tempi e frequenze: non bombardare gli utenti, ma riprendi il contatto nel momento giusto (ad esempio entro 24 h per un carrello abbandonato) così da incrementare le possibilità di conversione;
  6. Monitora i risultati e ottimizza: traccia open rate, click, conversion rate del segmento retargetizzato. Secondo le statistiche, le campagne con automazioni ben impostate generano tassi di apertura molto superiori alla media;
  7. Itera e migliora: analizza quali varianti hanno funzionato meglio (oggetto, contenuto, tempistica) e apporta modifiche continue al flusso.

Analisi e ottimizzazione delle performance

L’analisi delle performance delle email è una fase tanto importante quanto l’invio stesso.

Le metriche dell’email marketing fondamentali da tenere sotto controllo sono tre:

  • Tasso di apertura (Open Rate): indica se l’oggetto dell’email è efficace e se il timing è corretto
  • Tasso di clic (Click-Through Rate): misura l’interesse generato dal contenuto e la forza della call to action.
  • Tasso di conversione (Conversion Rate): è la metrica regina, perché ti dice quanti utenti hanno compiuto l’azione desiderata, trasformandosi in clienti.

A queste puoi aggiungere altri indicatori utili, come il tasso di rimbalzo, i disiscritti e il tempo medio di lettura. 

Per ottimizzare i risultati, lavora su:

  • Oggetto e preheader: spesso è lì che si decide l’apertura. Testa varianti, usa l’A/B testing;
  • Struttura dell’email: testi brevi, visuali efficaci, CTA visibili;
  • Segmentazione e timing: invia il messaggio giusto al momento giusto, al segmento giusto;
  • Landing page di destinazione: se l’email è efficace ma la pagina non converte, l’anello si spezza.

Un consiglio? Non fermarti al primo test: ogni punto del funnel è migliorabile, ogni dato può guidarti verso una conversione clienti più alta.

Recupera i tuoi lead con l’email retargeting

Con una strategia di email retargeting ben costruita puoi recuperare clienti, aumentare le conversioni e migliorare davvero le performance delle tue campagne. Scopri come fare.

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AUTORE

Pierluigi D'Amore

Romi Manager

Mi occupo di marketing, vendite e strategie di crescita per aziende di prodotto e di servizi, supportandole nel definire il posizionamento e sviluppare modelli commerciali efficaci.

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