Strategie di allocazione del budget marketing per la tua azienda

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INDICE

Casi studio ed esperienze personali lo dimostrano: gestire un’azienda senza un piano preciso significa andare incontro a un probabile disastro. Questo è vero soprattutto dal punto di vista finanziario. Un business ha bisogno di compiere scelte misurate nella gestione e nell’utilizzo delle sue risorse
In merito a questo risulta necessaria una strategia di allocazione del budget marketing, ossia un metodo analitico che permette all’azienda di valutare investimenti e profitti, in modo da ottimizzare questo aspetto e puntare verso un piano di crescita concreto. 
Ecco cos’è l’allocazione del budget, perché è cruciale e come migliorarla

Perché è fondamentale allocare correttamente il budget marketing

Un business è un ecosistema complesso, che resta in piedi grazie a strategie e progetti, e dunque si trova a gestire costantemente le risorse da dedicare a tali iniziative, in vista di un profitto. Senza una pianificazione precisa, questo aspetto può andare incontro a numerose problematiche, motivo per cui è fondamentale lavorare regolarmente sull’allocazione del budget, soprattutto per quanto riguarda le operazioni di marketing. 

Per allocazione del budget marketing si intende una strategia continuativa che permette di pianificare adeguatamente le spese da sostenere per le campagne di comunicazione, tenendo conto di fattori importanti come le performance, le necessità interne, le risorse a disposizione, la possibilità di profitto e i cambiamenti del mercato stesso. Tenendo conto di questo è possibile spostare le risorse da investire in modo strategico, sulla base di dati e obiettivi.

Effettuare una corretta allocazione del budget marketing è un fondamentale per la strategia aziendale, poiché spendere bene è molto più importante che spendere poco. 

A livello di profitti veri e propri, gestire questo aspetto (ossia sapere quanto spendere, in quali campagne e su quali canali) è il modo migliore per ottenere buone prestazioni a livello di iniziative marketing, per ottimizzare aspetti come ROI (il ritorno generale sugli investimenti di business), ROAS (il ritorno sul costo delle campagne pubblicitarie) e MER (il ritorno su specifiche campagne in un dato periodo). 
In sostanza permette di ottimizzare le entrate in relazione alle spese sostenute, anche a lungo termine. 

Inoltre, allocare bene il budget è cruciale per tenere sotto controllo il flusso di cassa, senza correre il rischio di trovarsi con risorse limitate, ma anche per spostare il capitale da attività non redditizie ad attività a più alto valore. 

Non meno importante è il ruolo che questo aspetto svolge nella pianificazione strategica. Ottimizzare le risorse da investire costringe il team a migliorare il proprio stesso lavoro, definendo in modo più accurato gli obiettivi (che devono essere realistici e raggiungibili), il target, i canali da presidiare, lo stile comunicativo, e così via. Tutti aspetti che, attraverso un costante monitoraggio, possono essere migliorati.

Da questo punto di vista, dunque, una buona gestione del budget non è solo una questione di numeri, ma una strategia che impatta su vari aspetti, come crescita del business, sostenibilità e competitività

Come definire obiettivi e priorità per la strategia di budget

Stabilire in modo sensato gli obiettivi di un’iniziativa marketing è il primo passo da compiere se un business vuole sperare di portarla avanti con successo. Questi possono essere definiti come dei traguardi da raggiungere, da identificare per capire che direzione prendere. In base agli obiettivi, infatti, possono cambiare molti aspetti, come i canali da presidiare, il target di riferimento, il tono della comunicazione e soprattutto le risorse da impiegare. Obiettivi vaghi rischiano di far sprecare risorse, mentre traguardi chiari permettono di misurare l’efficacia delle campagne

Strumento di riferimento per definire obiettivi e priorità è il piano marketing, un documento che raccoglie tutte le informazioni necessarie a impostare una strategia. Per essere completo, un piano marketing deve contenere sì gli obiettivi da raggiungere, ma anche ragionare su altri aspetti, come il contesto di mercato, le sfide e le opportunità, la proposta di valore dell’azienda, l’analisi dei competitor e il budget a disposizione. 

La definizione degli obiettivi aiuta anche a definire il modo in cui questi traguardi possono essere raggiunti. Aziende diverse hanno obiettivi diversi, e ogni obiettivo deve essere accompagnato da specifici indicatori (KPI) per capire se le operazioni di marketing stanno performando nel modo sperato. 

Obiettivi e KPI di marketing sono due facce della stessa medaglia: i primi definiscono la direzione, mentre i secondi indicano se la strada percorsa è quella giusta. 

Tra gli obiettivi più comuni – con relativi KPI – spiccano i seguenti:

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Aumento delle vendite, delle conversioni o dei profitti

Ottenere dei profitti è uno degli obiettivi diretti di un business che spera di sopravvivere nel tempo, un aspetto che può essere misurato da vari KPI, come il tasso di conversione, la quantità di acquisti fatti dai clienti, ma anche il valore medio per ogni ordine, il margine di profitto, il ROI del marketing, il ROAS e il MER. 

 

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Miglioramento della brand awareness o reputation

Un’azienda che desidera porsi come punto di riferimento al fianco dei propri clienti deve avere a cuore il modo in cui essa viene percepita. Un obiettivo da raggiungere, dunque, è il miglioramento della brand awareness (la conoscenza che il pubblico ha del brand) o della brand reputation (il modo in cui il brand viene percepito). Si tratta di obiettivi a lungo termine, da raggiungere mantenendo positivo il rapporto con il cliente e la sua soddisfazione. Si misura in genere tenendo conto di KPI come recensioni, menzioni, reac, sentiment analysis, quantità di ricerche effettuate sul brand, etc.

 

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Lead generation

Si tratta dell’operazione che permette a un’azienda di raccogliere contatti potenzialmente fruttuosi a livello commerciale, ossia di utenti che hanno buone probabilità di diventare clienti paganti. Si misura attraverso i lead generati, la spesa affrontata per ottenere ogni lead (CPL) e la qualità dei lead.

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Aumento del traffico web

Per poter favorire lead e vendite, un’azienda potrebbe aver bisogno che gli utenti raggiungano piattaforme specifiche, come sito web, e-commerce e app. Ecco perché il traffico verso questi spazi è un obiettivo importante, poiché avvicina il cliente a vari tipi di conversione. A questo obiettivo corrispondono KPI come il numero di utenti unici che hanno visitato specifiche pagine, il numero di download di un’app, il tasso di abbandono, il tempo medio trascorso sulla pagina e anche da quali canali provengono gli utenti, in modo da presidiarne meglio alcuni rispetto ad altri.

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Fidelizzazione dei clienti

Acquistare un nuovo cliente è complesso e tendenzialmente costoso, mentre è molto più saggio – quando possibile – coltivare nel tempo il rapporto con i clienti già attivi. Questo concetto si chiama fidelizzazione ed è strettamente legato all’esperienza positiva dell’utente a contatto con il brand. Fidelizzare significa mantenere a lungo questa relazione, ma anche aumentare la frequenza d’acquisto e il valore di ogni vendita. I KPI più significativi in questo senso sono il ciclo di vita del cliente (CLV), il retention rate, il tasso di abbandono dei clienti, la presenza di più acquisti nel tempo, etc. Il tutto calcolato all’interno di un lasso di tempo. Se vuoi approfondire la tematica, leggi il nostro articolo sulle tecniche di fidelizzazione basate sui dati comportamentali!

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Engagement sui social

Non sono solo vendite e conversioni a essere rilevanti per un’azienda, ma anche il coinvolgimento degli utenti. I social rappresentano le piattaforme ideali per valutare questo aspetto, poiché spingono in modo naturale l’interazione tra utenti e azienda. Il tasso di engagement misura quanto un utente è coinvolto da quello che il brand fa, dai suoi messaggi, dalla sua comunicazione, dai suoi prodotti o servizi, e si misura soprattutto attraverso numero di follower, like, commenti, condivisioni, salvataggi, click e reach.

Come scegliere i canali marketing in base al target

Uno dei metodi più importanti per capire dove investire maggiore budget è studiare a fondo i canali di comunicazione a disposizione e scegliere quelli che più rispondono alle esigenze dell’azienda. La prima distinzione che un brand deve fare prima di procedere con qualsiasi iniziativa di marketing è capire se presidiare canali tradizionali o digitali, nonché effettuare un’ottima segmentazione del pubblico per capire dove investire di più!

Marketing digitale vs tradizionale

Marketing tradizionale o digital marketing? Nel 2025 la scelta potrebbe sembrare ovvia, ma non è detto. La decisioneva ponderata a fondo, tenendo conto delle esigenze e agli obiettivi dell’azienda.

In primis va fatta una distinzione tra queste due forme di comunicazione. Il marketing tradizionale consiste nel pubblicare pubblicità e comunicazioni offline, sfruttando spazi come magazine, cartellonistica, radio, volantini o TV, mentre nel digital marketing la pubblicità raggiunge l’utente sotto forma di post o video sponsorizzati sui social, Google ADS, frammenti di video su YouTube, banner su siti, e così via. 

Le differenze riguardano ovviamente anche vantaggi e svantaggi: nell’offline i costi tendono a essere più alti, le modalità meno flessibili e i risultati più complessi da misurare, ma  si può ottenere una copertura molto vasta e raggiungere una buona brand reputation, in quanto l’offline spesso viene percepito come un mezzo più autorevole. 
Online invece si ha il pregio di una maggiore flessibilità, di modalità rapide, di costi che possono essere ammortizzati proprio dal formato digitale della pubblicità, di spot facilmente targettizzabili e della possibilità di monitorare in tempo reale e di – eventualmente – ottimizzare. Di contro, il marketer digitale si deve scontrare con competitor agguerriti e un mercato saturo.

Sarebbe un errore considerare il marketing offline come un tipo di comunicazione che ormai non ha più senso di esistere, poiché in realtà svolge ancora un ruolo importante, soprattutto in determinati contesti. In sostanza, la scelta tra marketing digitale e tradizionale dipende da fattori come target, possibilità, contesto di mercato, tipo di brand e tipo di prodotto o servizio. 

La preferenza tra marketing tradizionale e digitale potrebbe seguire, a grandi linee, questo schema: 

Esiste anche una via alternativa, spesso la più saggia: bilanciare online e offline in modo da adottare approcci diversi a seconda dell’esigenza del momento e degli obiettivi. 

Segmentazione del pubblico e buyer persona

Un altro importante passo da compiere è definire il proprio target di mercato, tramite un’attenta segmentazione del pubblico

Segmentare significa creare dei sottogruppi più piccoli all’interno del target, categorizzati in base ad aspetti come desideri, interessi, preoccupazioni, etc. Creare un unico messaggio permette di risparmiare tempo, ma potrebbe portare a risultati piatti, poco personalizzati e poco attraenti per il pubblico che interessa davvero al brand. Un messaggio che fa leva sulle esigenze specifiche delle persone, invece, attira più facilmente l’attenzione. 

Ma come si fa una segmentazione del pubblico?
Prima di tutto si deve creare una buyer persona, ossia una personalità astratta che rappresenta il cliente specifico a cui l’azienda pensa quando sta ideando un prodotto, un servizio o una campagna di comunicazione. Questa persona deve presentare i tratti più in linea con il messaggio. 

La buyer persona viene definita in base ai seguenti aspetti:

Id_Card

Dati socio-demografici

Il primo step per dare un’identità al cliente tipo. Sono informazioni legate all’età, all’identità di genere, alla provenienza, alla professione e al reddito, al livello di istruzione e allo stato civile.

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Personalità

Questi tratti sono anche detti dati psicografici, perché riguardano il modo di fare della persona, i suoi atteggiamenti, la personalità, se è razionale o emotiva, se ama acquistare o se è molto parsimoniosa.

Thumb_Up

Interessi

Quali sono le sue passioni, ha degli hobby? Cosa gli piace a livello estetico? Queste informazioni sono utili per personalizzare sia il servizio che il messaggio.

Routine

Abitudini

Capire il modo in cui gli utenti si comportano sul web o durante gli acquisti è importante per personalizzare l’esperienza. Tra queste informazioni c’è la frequenza d’acquisto, il valore medio degli ordini, il tipo di canale da cui avviene l’acquisto, etc. Rientrano in questo ambito anche le abitudini di utilizzo dei dispositivi digitali o se il cliente preferisce fare acquisti offline.

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Esigenze, obiettivi, difficoltà

Spesso un prodotto o un servizio servono per risolvere un problema o un dubbio dei clienti. Per questo motivo è importante conoscere quali sono i bisogni di questi ultimi, le preoccupazioni e gli ostacoli, in modo da pubblicizzare il prodotto al meglio.

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Comportamento nel customer journey

Il customer journey rappresenta il percorso che il cliente compie durante l’acquisto di un prodotto o servizio, una strada che può concludersi con la conversione, oppure no. Capire in che modo questo avviene tramite il customer journey mapping, facilita il team di marketing nell’individuazione dei touchpoint positivi e negativi, ossia dove il cliente viene invogliato a convertire, e dove invece trova degli ostacoli all’acquisto. Queste informazioni serviranno a migliorare l’esperienza del cliente nel customer journey. 

Tutte queste informazioni non emergono da ipotesi o speculazioni, ma provengono da analisi dei dati precise e approfondite. Google Analytics aiuta i marketers a individuare il comportamento degli utenti su specifiche pagine web, mentre si può valutare il comportamento del target sui social per comprendere meglio molti aspetti che le riguardano e il modo in cui esprimono le proprie esperienze. 

I software CRM sono altrettanto utili per immagazzinare le informazioni sui comportamenti d’acquisto dei clienti, mentre a livello diretto si possono anche sfruttate feedback, recensioni e i dati provenienti dal servizio clienti, per poter individuare tutti gli elementi che compongono il segmento di pubblico da raggiungere.

Tecniche per ottimizzare l’allocazione del budget

Il primo consiglio per allocare correttamente il budget è stabilire obiettivi coerenti e realistici. Ha senso, per esempio, investire in campagne pubblicitarie mirate o newsletter se l’intento è acquisire e convertire lead, mentre per la vendita diretta o specifiche conversioni, si può puntare su retargeting o strategie di pricing. Prendiamo invece la gestione dei social media: se l’obiettivo non è generare profitti diretti, ma fare engagement e aumentare la brand awareness, è possibile risparmiare budget e puntare piuttosto sui contenuti organici, discorso che può valere per esempio anche per il blog aziendale

Fondamentale, poi, è accompagnare questo aspetto con ricerche di mercato e attività di benchmarking, ossia lo studio dei competitor. Conoscere le tendenze del proprio settore offre una panoramica su ciò che funziona in un dato periodo, e permette di individuare nuove opportunità di business. Scoprire come si comportano i concorrenti a livello di allocazione del budget, inoltre, è altrettanto prezioso: se un competitor che opera in un settore simile ottiene buoni risultati allocando il budget su un certo canale e in un certo modo, probabilmente potrebbe essere una buona soluzione seguire i suoi passi.

Un altro criterio immancabile è svolgere attività costanti di testing. Solo provando determinate strategie è possibile capire se la strada sia quella giusta. Una soluzione a basso budget è rappresentata dagli A/B test, ossia un tipo di sperimentazione che prevede la creazione di due formati di campagna, per valutare quale delle due sia performante per in base a un obiettivo e a un target specifico. Per esempio, si possono inviare due newsletter simili per contenuto, ma contenenti una Call to Action diversa, per confrontare le conversioni da esse generate. 

Anche la gestione dei vari canali deve essere affrontata in modo simile, per esempio attraverso una strategia di differenziazione. Senza dati alla mano, è impossibile capire quali canali siano più performanti di altri rispetto a obiettivi e target, dunque è saggio testare le performance combinando il loro utilizzo, in una sorta di marketing mix, in modo da abbassare i rischi e ottenere preziose informazioni. Instagram e Tiktok, per esempio, sono i migliori per i target più giovani e spensierati, e per obiettivi come la brand awareness, mentre Linkedin è più adatto a raggiungere professionisti e manager e per generare lead. 

Dopo aver presidiato i canali che riteniamo essere i migliori per un target e per un intento specifico, l’analisi dei dati e il confronto tra i risultati e i KPI sono cruciali per avere delle risposte. Dei canali a performancealte, per esempio, potrebbero presentare bassi costi di acquisizione del cliente, mentre un alto tasso di conversione può indicare una modalità pubblicitaria migliore. Un buon tasso di engagement, inoltre, individua i canali migliori per fare awareness.

Come monitorare e adattare il budget marketing nel tempo

Una volta effettuata una buona allocazione del marketing, le cose non finiscono qui.- Non si tratta infatti di un’attività da svolgere una tantum, ma di un processo continuo e in costante miglioramento. È infatti fondamentale proseguire con il monitoraggio delle campagne attraverso l’analisi dei dati, in modo da valutare se sia necessario o meno adattare il budget pubblicitario in base alle performance. 

Attraverso strumenti di marketing analytics vanno monitorate le metriche stabilite in partenza, come appunto numero dei lead, costo di acquisizione dei clienti, costo per click, etc. In base ai risultati è anche importante non fossilizzarsi su ciò che è stato deciso, ma seguire un approccio flessibile, accettando l’idea che le cose possano cambiare.

Una strategia che non si rivela vincente deve essere cambiata, abbassando per esempio le aspettative, stabilendo nuovi obiettivi più realistici, o semplicemente spostando il budget in modo più strategico. 

Le strategie di marketing – soprattutto quelle digitali, più rapide e flessibili – sono sempre in corso d’opera e prevedono un’ottimizzazione costante, in linea con le frenetiche esigenze del mercato odierno! 

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AUTORE

Erica Gatti

ROMI Manager e Digital Strategist

Marketing Manager, da cinque anni sviluppo analisi e strategie di crescita per le aziende di servizi, aiutandole a comunicare il loro valore.

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